Avvocato e Prof. di diritto pubblico comparato presso l'Università di Bologna. Oggi Ministro dell'Università e della Ricerca e Senatrice di @forza_italia

Ci sono parole che curano perché ci aiutano a dare un nome alle nostre paure, a condividere le fragilità, a sentirci meno soli. Un libro può fare tutto questo: scoprire che anche un’esperienza difficile, come la malattia, può essere raccontata e compresa. Conoscere la ricerca, capire le terapie, ascoltare le esperienze degli altri può aiutarci ad affrontare il percorso di cura con maggiore consapevolezza. È il valore de La parola che cura: avvicinare le persone, creare comprensione e ricordarci quanto sia importante saper ascoltare. È anche il modo più bello per ricordare Angelo Zanibelli, che credeva profondamente nella forza del dialogo. È stato un piacere consegnare il Premio Letterario “Angelo Zanibelli – La parola che cura” a Rosa Romano Toscani, che con il suo libro “Una vita tutta per noi” ha vinto la categoria “inediti”. Perché ogni storia che trova ascolto può fare la differenza. Grazie a Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria e di Sanofi Italia e Malta, e a Gianni Letta, Presidente del consiglio giudicante del Premio Angelo Zambelli, per la splendida iniziativa. Un ringraziamento anche ad Antonio Polito per la sua presenza. Un grazie ad Anne-Marie Descôtes, Ambasciatrice di Francia in Italia, per l’ospitalità.
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Non c’è libertà senza sicurezza, non c’è sicurezza senza Difesa. Dalla logica del dual use a quella del common use: non solo applicazioni diverse della stessa tecnologia, ma conoscenze, competenze e infrastrutture condivise fin dall’inizio. Perché la ricerca possa migliorare la sicurezza, salvare vite, proteggere l’ambiente e rispondere ai bisogni delle persone. Università e Difesa, nel rispetto delle rispettive missioni, possono lavorare insieme per trasformare il sapere in nuove opportunità per il Paese. Investire nella ricerca significa proteggere la nostra libertà, rafforzare la nostra indipendenza e costruire un’Italia più sicura e innovativa. Grazie al Ministro @GuidoCrosetto e alle donne e agli uomini delle Forze Armate per questo impegno comune.
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Ogni posto letto in più è una preoccupazione in meno per una famiglia. E una possibilità in più per uno studente di costruire il proprio futuro. Abbiamo cambiato passo: dai 40mila posti letto realizzati in 25 anni siamo passati a un ritmo di 20mila l’anno dal 2022. Così abbiamo superato il target PNRR, con 63.200 posti letto attivati in tutta Italia. A Parma, ce ne sono 650. Di questi, 474 nella nuova residenza La Corte: un nome che racconta già la sua vocazione. La corte è il luogo in cui ci si incontra, si condividono esperienze, nascono amicizie. Uno studentato è molto più di una stanza: è una comunità, un luogo in cui si costruiscono ricordi destinati a durare. È un pezzo di casa anche quando casa è lontana. Perché il diritto allo studio non si esaurisce nell’entrare in un’aula. Significa poter scegliere dove studiare senza che il costo di una stanza diventi un ostacolo, senza chiedere alle famiglie sacrifici insostenibili, senza rinunciare alle proprie ambizioni. Un grazie a Tighe Agen Noonan, Presidente e CEO di Rosehope Italia Srl, e Andrea Marzovilla, Project Manager dello studentato. Un ringraziamento a Michele Guerra, Sindaco di Parma, Antonio Lucio Garufi, Prefetto della città, e Paolo Martelli, Magnifico Rettore dell’Università di Parma, per l’accoglienza. Un grazie speciale a Mohammed e Giada: a loro il mio piumone grande in bocca al lupo per il loro futuro.
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Occupare significa privare gli studenti di lezioni, seminari e laboratori. Quando un ateneo è costretto a comunicare l’annullamento dei corsi a causa di un’occupazione, a pagarne il prezzo sono proprio gli studenti. Questa è sopraffazione, non partecipazione. Il dissenso è un diritto, ma non può diventare una prevaricazione sulla libertà. L’università deve essere il luogo del confronto, non della prepotenza.
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Da Schlein e Landini solo polemiche pretestuose. Dove erano mentre noi stavamo realizzando oltre 73mila nuovi posti letto per gli studenti? Un estratto della mia intervista di ieri a “10 minuti” di Nicola Porro su Rete 4.
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Ci sono artisti che non appartengono soltanto alla musica, ma entrano nella storia di un Paese e nel cuore delle persone. Luciano Pavarotti è uno di loro. Da oggi il Conservatorio di Modena e Carpi porta il suo nome. Un omaggio a una voce straordinaria, ma anche a un uomo che ha saputo andare oltre i confini geografici e quelli della lirica, facendo incontrare generi, culture e pubblici diversi. È questo il messaggio più bello per i giovani che studiano musica: avere radici solide, ma non smettere mai di esplorare, sperimentare e immaginare nuove strade. Perché la musica, quando è autentica, non conosce confini. E il talento italiano sa parlare al mondo. Un grazie di cuore va a Cristina e Alice Pavarotti e Nicoletta Mantovani per il loro grande impegno del continuare a raccontare la figura del Maestro Luciano, che continua a far sognare giovani e adulti in tutto il mondo. Ringrazio anche Giuseppe Fausto Modugno, Paolo Andreoli e Sergio Alessandrini, Direttore, Direttore eletto e Presidente del Conservatorio di Modena e Carpi, per questa scelta coraggiosa che darà ancora più risalto al valore di questa accademia. Un grazie anche a Massimo Mezzetti, Sindaco di Modena, e Valentina Lo Surdo, per l’accoglienza.
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Un’università che vive insieme alla città, ragazzi che la animano ogni giorno, nuovi spazi in cui studiare e costruire il proprio futuro. È il progetto che prende forma a Pordenone. Non un campus isolato, ma un luogo aperto, con aule e residenze universitarie, che contribuirà a dare nuova vita a un’area del centro, rendendola un punto di incontro per studenti e cittadini. Il sindaco Alessandro Basso, la sua giunta e il ministro Luca Ciriani mi hanno illustrato questa bellissima idea, che renderà Pordenone ancora più attrattiva per gli studenti italiani e internazionali. Perché un’università cresce davvero quando dialoga con la città, ne vive gli spazi e contribuisce a farla crescere. Pordenone ha già una straordinaria energia, che si esprime nelle tante manifestazioni capaci di animare le sue strade e richiamare pubblico da tutta Italia. Nel 2027, con il titolo di Capitale italiana della Cultura, avrà un’occasione in più per raccontarsi al Paese e al mondo. Università, cultura e giovani: quando una città investe su di loro, investe sul proprio futuro.
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Siamo vicini con tutto il cuore al Santo Padre e lo aspettiamo presto, con la gratitudine di chi sente quanto siano preziose la sua voce e la sua guida. Ho avuto la gioia e l’onore di incontrarlo anche recentemente, insieme ai Presidenti degli Enti di Ricerca italiani. Un incontro che porto nel cuore, per la profondità delle sue parole e la straordinaria umanità. Al Santo Padre i più affettuosi auguri di pronta guarigione.
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Cimolai è un esempio di come il Made in Italy sappia unire capacità manifatturiera, ingegno e creatività, portando nel mondo la qualità delle nostre imprese. Da 80 anni realizza grandi opere e infrastrutture che parlano italiano in ogni angolo del pianeta. Tra queste c’è l’Extremely Large Telescope, in costruzione nel deserto di Atacama, in Cile. A marzo sono stata nel deserto cileno per vedere da vicino questo progetto straordinario, che ci permetterà di esplorare il cosmo con una precisione senza precedenti e di spingere ancora più avanti i confini della conoscenza. Grazie a Luigi Cimolai, Presidente di Cimolai Holding S.p.A., a Marco Sciarra, Presidente, e a Kira De Pellegrin, Amministratore Realizzazioni e Investimenti, per averci accolto e averci fatto conoscere da vicino questa realtà di eccellenza italiana. Un ringraziamento speciale a Luca Ciriani, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, per aver condiviso con noi questa visita. Grazie anche ad Alessandro Basso, Sindaco di Pordenone, per l’accoglienza e a Roberto Ragazzoni, Presidente dell’INAF, per la preziosa presenza. Quando il sapere scientifico incontra il saper fare italiano, nascono opere capaci di cambiare il nostro modo di guardare il mondo. E persino l’Universo.
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Il Diploma PhD Honoris Causa al Cardinale Pierbattista Pizzaballa è molto più di un riconoscimento. È un richiamo forte alla responsabilità che tutti abbiamo nel costruire la pace: attraverso la diplomazia, certo, ma anche attraverso la conoscenza, l’educazione, la capacità di incontrare l’altro. Università e pace sono profondamente legate. Perché l’università è prima di tutto il luogo in cui persone diverse si incontrano, si confrontano, imparano ad ascoltarsi e a mettere in discussione le proprie certezze. È il luogo in cui si impara a conoscere l’altro, a comprenderne le ragioni e a riconoscerne la dignità. È questa la responsabilità che abbiamo davanti: fare della formazione uno spazio di dialogo, di rispetto e di convivenza. Perché la pace non si costruisce soltanto ai tavoli della diplomazia, ma anche nelle aule, attraverso le nuove generazioni. Un grazie di cuore al Magnifico Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Nicola Vitiello, per aver scelto di dedicare questo momento a una figura come il Cardinale Pizzaballa. A lui le mie più sincere congratulazioni, insieme alla gratitudine per il lavoro instancabile che porta avanti per il dialogo e la pace.
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Da diplomi a lauree. Finalmente. In tutta Italia, in questi giorni, si stanno celebrando le cerimonie di consegna dei titoli AFAM. Per migliaia di studenti è un momento importante: il loro percorso nelle Accademie di Belle Arti, nei Conservatori e negli Istituti di Design ha oggi il pieno riconoscimento di una laurea. In questi quattro anni abbiamo scelto di valorizzare e rafforzare tutto il sistema AFAM, riconoscendone il valore e investendo sulla sua crescita. Abbiamo trasformato i diplomi in lauree, introdotto la ricerca, finanziato i dottorati e destinato nuove risorse a spazi e strumenti. Arte, musica, design, danza, restauro: qui ci sono alcuni dei talenti più straordinari del nostro Paese. Ragazzi e ragazze che scelgono di fare della creatività, della cultura e della propria passione una professione. Oggi quel talento ha finalmente anche il titolo che gli spetta.
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Incontrare il Santo Padre insieme ai Presidenti degli Enti pubblici di ricerca italiani è stata un’occasione preziosa per parlare di ricerca, innovazione e formazione. Abbiamo voluto con questo incontro ringraziarlo per le parole e le riflessioni che ci ha affidato attraverso Magnifica Humanitas. C’è un messaggio che sentiamo particolarmente nostro: la conoscenza e le scoperte portano con loro una responsabilità. Vale per la ricerca e l’innovazione, ma anche per la formazione. In un tempo che ci abitua ad avere tutto immediatamente, conoscere e formare significa anche restituire valore al tempo: il tempo dello studio, della fatica, del dubbio, persino dell’errore. Perché la conoscenza non è solo ciò che impariamo, ma ciò che ci mette nelle condizioni di scegliere, comprendere e agire con libertà e consapevolezza.
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La ricerca è al centro del nostro lavoro. Abbiamo finanziato cinque centri d'eccellenza che mettono insieme ricerca pubblica e sistema produttivo, condividendo competenze, laboratori e investimenti. E così che una cura può arrivare al letto di un paziente o una tecnologia trasformarsi in innovazione per un'impresa. E non ci fermiamo qui: con la prima edizione dei Synergy Grant abbiamo appena assegnato 50 milioni di euro per rafforzare la collaborazione tra Università e imprese e portare la ricerca dai laboratori alle applicazioni concrete. Il compito della ricerca, in tutti i campi, non è limitarsi a seguire il cambiamento, ma anticiparlo e contribuire a orientarlo. Non credo sia utile tentare di frenare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, ma nemmeno ignorarne i rischi. La sfida è conoscerla, comprenderne le potenzialità e governarne gli effetti, perché l'innovazione sia davvero al servizio delle persone e migliori la loro vita. Il futuro non lo decide la tecnologia da sola: lo decidiamo noi, attraverso la ricerca, le scelte che facciamo e il modo in cui scegliamo di usare l'innovazione. La mia intervista per Milano Finanza di oggi.
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L’acqua è al centro di molte delle grandi sfide del nostro tempo: dal cambiamento climatico alla sicurezza alimentare, dalla salute alla biodiversità, dall’energia allo sviluppo economico, fino alla stabilità e alla pace. Sono sfide che non possiamo affrontare da soli. Servono ricerca, innovazione e soprattutto la capacità di condividere conoscenze e soluzioni oltre i confini. L’Italia vuole essere protagonista di questa sfida, mettendo ricerca e innovazione al servizio di una gestione più sostenibile di una risorsa essenziale. La scelta di Roma per il Forum Euromediterraneo dell’Acqua conferma il ruolo che il nostro Paese può e deve svolgere nel Mediterraneo. Grazie a Maria Spena, Presidente della Commissione One Water Italia, per l’invito a questo importante appuntamento. E grazie a Dubravka Suica, Commissaria UE per il Mediterraneo, per la sua presenza e per il confronto proficuo che abbiamo avuto. Un grazie anche a Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, Andrea Lenzi, Presidente del CNR, e Alvaro Lario, Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e Presidente di UN-Water, per i loro contributi.
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Con il Decreto PA abbiamo compiuto un passo storico per le AFAM: i loro diplomi diventano lauree. È un riconoscimento che restituisce pienamente il valore dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica e che si inserisce nel percorso di valorizzazione del talento, della creatività e della formazione dei nostri studenti. La mia risposta al question time di oggi al Senato.
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I numeri hanno la testa dura e vincono contro qualsiasi speculazione politica: borse di studio record, 73.220 posti letto in più, mai così tante risorse alle università. I risultati si misurano nei fatti. La propaganda, invece, resta nelle parole.
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Il tempo è solo un numero... e la cosa non ti tocca. Tu sei con noi, sempre!
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Ci sono luoghi in cui l’università non si limita a trasmettere conoscenza, ma riesce a raccontare un territorio, una cultura, un modo di guardare al futuro. Pollenzo è uno di questi. L’Università di Scienze Gastronomiche è un’eccellenza italiana che ha saputo mettere in connessione il nostro patrimonio agroalimentare con la formazione e la ricerca, unendo cibo, biodiversità, salute, sostenibilità e innovazione. È anche il luogo in cui continua a vivere la visione di Carlo Petrini e di Slow Food: l’idea che conoscere il cibo significhi conoscere i territori, le persone, le tradizioni e le trasformazioni che li attraversano. Una visione che oggi si traduce in ricerca, formazione e in un dialogo sempre più stretto con il mondo delle imprese. È stato davvero un piacere visitare questa bellissima realtà e respirarne l’energia. E ancora di più lo è stato sapere che presto nuovi spazi renderanno ancora migliore l’esperienza di studenti e ricercatori. Grazie al Presidente e Rettore Nicola Perullo, al Vicepresidente Luca Martinotti e alla Direttrice generale Stefania Ribotta per averci accompagnato in questo viaggio dentro Pollenzo. Un ringraziamento anche ad Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, e a Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Università, per la loro presenza.
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