John Wall è stato per almeno cinque stagioni uno dei migliori giocatori NBA. Da ormai 4 anni ha chiuso anzitempo la sua carriera a nemmeno 33 anni di età a causa dei tanti (e gravi) infortuni. Di recente ha dichiarato che dal 2019 paga l'abbonamento del cellulare di sua mamma.
Non ci sarebbe niente di inusuale, se non fosse che nel 2019 sua mamma è prematuramente scomparsa dopo una lunga malattia.
"Mi sono assicurato di pagare la bolletta del suo telefono per tutto il tempo che mi resterà da vivere, così che possa mandarle un messaggio ogni mattina e ogni sera. Questo mi aiuta... So che lei non può rispondere, ma posso comunque mandarle i miei messaggi sapendo che nessun altro ha il suo numero".
Dopo la rottura del tendine d'Achille e dopo la morte della madre, Wall aveva dichiarato di aver pensato al suicidio.
Wall è nato in una famiglia poverissima, col padre in carcere, la madre poco presente perchè lavorava giorno e notte per poterlo crescere, e lui che aveva brutte frequentazioni e tanti problemi a scuola.
È solo grazie alla madre se è diventato un giocatore di basket: lo ha obbligato a cambiare vita, a frequentare la scuola e a concentrarsi nel basket. La madre, ai tempi del liceo, ha svolto anche 4 lavori contemporaneamente per permettere al figlio di viaggiare e sostenere dei provini in giro per gli USA.
Quella di John Wall è una storia toccante che conferma una cosa: i supereroi non esistono. Ci sono solo persone. Persone che a prescindere dallo status sociale, e dal conto in banca, possono ammalarsi gravemente di patologie subdole, meschine, e ancor oggi sottovalutate da molti: come la depressione.
Per farcelo capire, persino gli atleti della NBA si tolgono il mantello dalle spalle.
Per farcelo capire, John Wall, visibilmente emozionato e commosso, manda tutti i giorni dei messaggi alla mamma che non c'è più.